"L'Italia ripudia la guerra". Vinti contro l'intervento in Mali

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Eccoci, ancora noi a difendere un'altra democrazia. Ma c'è ancora qualcuno che crede veramente che l'operazione dei Francesi in Mali sia a sostegno della democrazia? O crediamo alla necessità di salvaguardare la sicurezza della regione? Eppure le conseguenze, e le motivazioni, di tutte le ultime guerre ed interventi "cosiddetti umanitari" a difesa della democrazia e contro il terrorismo sono così vicini nel tempo (qualcosa ancora in corso) che non possiamo essercene dimenticati. Che altro vogliamo vedere per capire che sono solo gli interessi economici e di potere del mondo occidentale a dettare interventi e non interventi, a destare o meno interesse. Il "pericolo islamista" è un'ottima bandiera dietro cui nascondere le solite mire egemoniche dell'occidente.

In questo caso, la Francia in Mali, è necessario invece parlare degli interessi economici e strategici in ballo nella regione saheliana, in particolare le riserve d'uranio e la contesa della supremazia rispetto alla Cina. Obiettivo non dichiarato è il controllo diretto dell'Algeria e delle sue risorse energetiche. Non è certo un caso se Romano Prodi, oggi rappresentante dell'Onu per il Sahel, vola dal Sahel, appunto, a Pechino. Lo stesso Prodi aveva dichiarato in un'intervista rilasciata all'Unità che il continente africano è un "continente strategico in cui nel futuro cercheremo cibo, materie prime ed energie". Emblematico ma certamente non molto aggiornato. L'Africa depredata ormai di tutto, tra poco non offrirà proprio più nulla. Intanto si assiste alla carneficina in Algeria.


 

Ma la giostra è partita, il solito circo, i soliti saltimbanchi.  Prepariamoci (purtroppo) siamo solo all'inizio. Si parte col solito supporto logistico e non sul terreno che riguarderà i collegamenti aerei, insomma l'intervento italiano a sostegno della Francia, che non va lasciata sola ed ha bisogno di sostegno, consisterà in operazioni non "boots on the ground" (così le ha definite il Ministro Di Paola), in parole povere e comprensibili "operazioni non di terra". Strano, a Parlamento sciolto, con governo tecnico, il Presidente della Repubblica impegnato in qualcos'altro, l'art. 11 della Costituzione sembra definitivamente abrogato.

Mi sbaglio o queste erano le rassicurazioni fatte poco prima dell'intervento militare in Libia?  Sappiamo bene in realtà che questa pantomima rischia di portarci in un nuovo disastroso conflitto.

Intanto le popolazioni cominciano a spostarsi da una parte all'altra del paese o fuggono verso la Mauritania. Ma come troppo spesso accade, per dirla con Le Monde,  anche questa guerra è "una guerra senza immagini, senza bilanci e con informazioni contraddittorie sul terreno. Una guerra senza fatti".

E' urgente e necessario informare e mobilitare la società civile dell'Europa tutta per opporci all'ennesima Guerra Giusta.

L'Italia ripudia la Guerra.

 

 


 
Ultimo aggiornamento:  18/01/2013 ore 13.05